giovedì, 07 luglio 2011 ore 18:00 (UTC+1)

I rischi di Facebook

Trappole informatiche e violazioni della privacy dilagano sui social network

In sintesi

  • Condividere, ma con prudenza
  • Considerare pubblica qualsiasi informazione
  • Nuove forme di spam

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di Ulisse Vitali

Utenti dei social network sotto tiro

Ormai è risaputo, social network e privacy non vanno esattamente d’accordo. Tra le questioni che hanno fatto maggiormente discutere c’è ad esempio la recente introduzione da parte di Facebook di un sistema di tagging automatico delle fotografie. Grazie a questa nuova funzione, attivata di default ma disabilitabile, il sistema tenta di riconoscere i volti presenti nelle immagini pubblicate e propone automaticamente un'identificazione, chiedendo poi agli "amici" di approvarla. Naturalmente non a tutti l'idea è piaciuta, tanto che l'Unione Europea ha avviato un'indagine per capire se sia in corso una violazione delle norme sulla privacy.

Foto private, ma non troppo - Sempre in tema di fotografie, un ricercatore di sicurezza australiano ha recentemente dimostrato come sia possibile ottenere accesso alle immagini private di un utente Facebook tramite il content delivery network (CDN) - una rete informatica su cui vengono depositate copie profili degli utenti per velocizzarne l’accesso. Le impostazioni di privacy di Facebook non si applicano infatti a questi file e, procedendo per forza bruta tramite un apposito programma, nel giro di una settimana è stato possibile risalire all'indirizzo Internet delle foto. Questo attacco dimostra ancora una volta che, onde evitare rivelazioni imbarazzanti, è opportuno considerare pubblica qualunque informazione pubblicata sui social network.

Applicazioni spione - Un altro aspetto critico di Facebook sono le applicazioni, alcune delle quali, a causa dell'uso di un vecchio sistema di autenticazione, hanno avuto per anni accesso ai dati personali degli utenti e hanno potuto pubblicare messaggi senza il loro consenso. Non è chiaro se le applicazioni e i loro realizzatori fossero consapevoli o meno di questa possibilità intrusiva, resta tuttavia il fatto che ancora una volta la tutela della privacy promessa da Facebook è stata disattesa. Per risolvere il problema, il rimedio più sicuro è cambiare password, revocando così l'accesso ai propri dati personali, e più in generale evitare di installare applicazioni che non siano assolutamente indispensabili.

Trappole su misura - A mettere in pericolo la sicurezza informatica degli utenti di Facebook ci sono anche una serie di trappole costruite su misura. Tra le più diffuse troviamo le applicazioni che promettono di far sapere chi guarda il proprio profilo, mentre in realtà portano a sondaggi che generano introiti per chi li ha creati, oppure link che segnalano dei video-shock. In questo caso si tratta spesso di clickjacking, ossia di esche il cui scopo è ingannare l'utente, che convinto di vedere un filmato, sta in realtà cliccando su un pulsante invisibile che gli fa compiere azioni involontarie e consigliare la trappola ai suoi amici. Difendersi da questa nuova forma di spam comunque è semplice: basta non cedere alla curiosità e alla tentazione di promesse inattendibili.

Contestazioni pericolose - Per evitare di farsi rubare la password quando ci si collega a Facebook usando una rete WiFi, da qualche mese è possibile attivare la modalità di accesso sicura HTTPS. Tuttavia la ricerca di un professore universitario in Texas, ha rivelato che le garanzie di sicurezza non valgono quando si usa l’applicazione ufficiale sui telefonini Android. Come se non bastasse, per sottrarre una pagina Facebook a un utente non serve nemmeno essere degli esperti informatici, basta infatti inviare una contestazione di copyright e il social network provvederà immediatamente a bloccare la pagina e trasferirne il controllo al contestante. Uno strumento decisamente pericoloso e contro il quale c'è un metodo di difesa paradossale: auto-contestarsi.

Un po' di bon ton - Per concludere proponiamo una serie di regole che compongono un piccolo galateo su come usare correttamente i social network senza offendere e infastidire il prossimo: non aggiornare il proprio “stato” con informazioni irrilevanti, non interessano a nessuno; non taggare gli amici nelle foto in cui sono venuti male; niente poke, mai, è infantile; non parlare delle attività riservate della propria azienda; non diffondere appelli e catene di sant'Antonio; non concordare gli appuntamenti privati nella bacheca; abituarsi a comportarsi come se si fosse in pubblico; evitare la chat se non strettamente indispensabile; spiegare sempre il motivo di una richiesta d’amicizia, per non dare l’impressione di collezionare amici solo per fare numero.

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Licenziata causa Facebook

Telegiornale, 10.06.2011 - Una ragazza, una 15enne del canton Svitto, ha perso il suo contratto di apprendista per colpa di un commento fatto su Facebook. La giovane aveva pubblicato una frase offensiva sulla sua insegnante.