venerdì, 23 aprile 2010 ore 06:00 (UTC+1)

Facebook sfida Google

Il social network è sempre più popolare e visitato, ma occhio alle truffe online

In sintesi

  • Google sempre il più redditizio
  • Nel mirino dei malware
  • Bufale e informazioni distorte

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di Ulisse Vitali

Non c’è dubbio che Facebook sia in piena crescita, lo testimonia il non trascurabile raddoppio dei suoi utenti in meno di un anno: da 200 milioni ad aprile 2009 agli attuali 400 milioni. Il mese scorso, quando per una settimana il sito del social network è stato il più visitato negli Stati Uniti, molte testate non hanno resistito alla tentazione del titolo sensazionale, annunciando con squilli di tromba il definitivo sorpasso nei confronti del gigante del web Google. In realtà il presunto superamento si riferisce soltanto agli USA, non tenendo conto del resto del mondo, e al confronto fra le visite alle homepage dei due servizi.

Non un vero sorpasso - Analizzando i dati della ricerca con attenzione, ci si rende ad esempio conto che le ricerche effettuate su Google direttamente tramite la barra strumenti di un browser non vengono conteggiate, così come gli accessi a Gmail, YouTube e Google Maps. Prendendo in considerazione tutte le proprietà dell’azienda di Mountain View, in realtà il sorpasso non c'è nemmeno stato: nella settimana in questione la società ha infatti totalizzato l'11,03% delle visite, rispetto al 7,07% di Facebook. Infine le stime degli introiti, generalmente un buon criterio per valutare il successo di un'azienda, indicano per il social network in blu non più di 1,5 miliardi di dollari, mentre per Google ammontano a 23,7 miliardi.

Il prezzo del successo - Alla crescente popolarità di Facebook si accompagna una maggior attenzione dei criminali informatici nei confronti dei suoi molti, e spesso poco esperti, utenti. Così l’e-mail trappola per i membri del social network entra direttamente al sesto posto della classifica dei malware più gettonati del momento. Il meccanismo è quello classico: un messaggio che sembra provenire dal servizio clienti di Facebook avvisa il destinatario che la sua password è stata cambiata per ragioni di sicurezza, invitandolo ad ottenerne una nuova aprendo il file allegato. In realtà quest'ultimo contiene un software che registra tutto quello che viene digitato sulla tastiera del PC, rubando in questo modo tutte le informazioni della vittima.

Falsi allarmi - Oltre alle truffe, sui social network proliferano incontrollate anche le bufale. Lo scorso mese di marzo, grazie al passaparola di incauti internauti, ha infatti iniziato a girare sul web l’annuncio di un imminente terremoto nella zona di Napoli, facendo scattare il panico tra la popolazione. Purtroppo sempre più spesso le persone vengono incoraggiate ad usare la tecnologia (perché per far circolare fesserie via e-mail o su Facebook bisogna saper maneggiare il PC), ma non a capirla. Così, quando qualche ignorante diffonde l'annuncio della previsione di un terremoto, la gente non si ferma a riflettere e si precipita online per diffondere il tam tam, invece che per verificare l’informazione consultando una fonte affidabile.

Facebook e... sifilide? - Quando ci sono di mezzo sesso e tecnofobia la propagazione distorta delle notizie è sempre in agguato. Un caso emblematico è quello dell'ANSA, che il mese scorso ha incredibilmente riportato la notizia pubblicata dal Sun, giornale britannico le cui pagine più affidabili sono quelle dell'oroscopo, secondo cui Facebook sarebbe tra le cause del ritorno della sifilide. Stando a questi articoli, il professor Peter Kelly, autorevole direttore della sanità pubblica di una regione inglese, avrebbe dichiarato che il numero di persone affette da questa malattia venerea è quadruplicato nelle aree in cui Facebook è molto popolare, in quanto il social network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner sessuali occasionali.

Quanto una birra di troppo - Fortunatamente un giornalista della BBC si è preso la briga di andare a sentire le fonti dirette. Come prevedibile il comunicato stampa originale dei servizi sanitari di Middlesbrough non parla affatto di Facebook: si tratta di un avviso sulla recrudescenza dei casi di sifilide nella zona e contiene un solo riferimento generico e abbastanza ovvio a come le attività sociali online rendano più facile per le persone incontrarsi per del sesso occasionale, ne più né meno di quanto possano fare l’e-mail, i telefonini o una pinta di birra di troppo. Il professor Kelly ha inoltre dichiarato alla BBC che la frase che gli viene attribuita e che incolpa Facebook di aver quadruplicato di casi della malattia nella zona è completamente errata.

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Quota di mercato settimanale delle visite a Facebook.com e Google.com

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Il Disinformatico, 19.03.2010 - Rete Tre