martedì, 23 dicembre 2008 ore 08:00 (UTC+1)

Il lato oscuro dell'e-commerce

Gravi accuse di sfruttamento per Amazon

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di Ulisse Vitali

Smistamento pacchi presso Amazon

Turni di lavoro massacranti, che dopo cinque giorni lavorativi impongono 10 ore e mezza di straordinari notturni (arrivando quindi a lavorare sette giorni su sette); giorni di assenza per malattia, anche in presenza di certificato medico, che si trasformano in punti di penalizzazione che possono portare al licenziamento; ritmi di lavoro frenetici, con un numero prestabilito di prodotti da impacchettare ogni ora (ad esempio 140 console Xbox); pause ridotte all'osso, con solamente due intervalli da 15 e 20 minuti su un turno di otto ore e, come se non bastasse, retribuzione inferiore alla media nazionale.

Non stiamo parlando, come si potrebbe pensare, di una fabbrica di giocattoli cinese, ma delle condizioni di lavoro al limite della legalità di migliaia di lavoratori a tempo determinato impiegati in Gran Bretagna nel periodo natalizio presso uno stabilimento di smistamento pacchi del colosso delle vendite online Amazon. A rendere noti i particolari è stata un'inchiesta pubblicata dall'autorevole quotidiano britannico Sunday Times, che ha inviato per una settimana una giornalista in incognito a lavorare come imballatrice di pacchi per osservare dall'interno il trattamento dei dipendenti.

Il vicepresidente di Amazon Allan Lyall non ha rigettato le accuse, limitandosi a dichiarare che è necessario mantenere elevati standard di efficienza per assicurare che i clienti ricevano i propri prodotti in tempo utile per le feste. Inoltre, dalla sede centrale di Seattle una portavoce dell'azienda ha dichiarato in una e-mail che nell'articolo del Sunday Times ci sono molte inesattezze, in particolare riguardo alla possibilità di lavorare più di sei giorni consecutivamente.