martedì, 12 luglio 2011 ore 18:00 (UTC+1)

Navigare... tra le nuvole

Tutto online grazie al cloud computing e a dispositivi come i Chromebook

In sintesi

  • Dal computer alla Rete
  • A rischio la privacy degli utenti?
  • Apple e Google in prima fila

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di Ulisse Vitali

Il PC si trasferisce sulle "nuvole"

Il Chromebook di Google

Il Chromebook di Google

Il modo in cui siamo abituati ad utilizzare il computer al giorno d’oggi - fatto di sistemi operativi, applicazioni da installare e file da memorizzare - potrebbe non rimanere tale ancora a lungo. Alcune tra le aziende leader del settore, Google a Apple in testa, stanno infatti adottando la filosofia del cosiddetto cloud computing, ovvero un insieme di tecnologie che prevede la memorizzazione dei dati e di tutte le applicazioni su dei server centralizzati e sempre accessibili tramite il web, trasferendo così tutta l'operatività online e trasformando i computer degli utenti in semplici terminali.

Dati sempre accessibili - Tutti i nostri file - siano essi e-mail, documenti, immagini, filmati o musica - non saranno più custoditi sull’hard disk del PC, ma immagazzinati in memorie di massa online lontane anche migliaia di chilometri e protetti da occhi indiscreti tramite appositi protocolli di sicurezza. Gli utenti potranno quindi accedere ai propri dati e utilizzare software in remoto da qualunque luogo, sfruttando connessioni Internet via cavo o wireless. In realtà le web application sono già oggi abbastanza diffuse, si pensi ad esempio a Gmail o Google Docs, e consentono di lavorare online senza installare nulla. Questo tipo di architettura informatica, un’evoluzione nel modo di concepire il rapporto tra il computer e la Rete, comporta però sia vantaggi che rischi.

Privacy e sicurezza - Tra i principali problemi legati al cloud computing c’è quello della sicurezza informatica e della privacy degli utenti. Sebbene i protocolli di crittografia siano ormai molto solidi, la sicurezza totale è infatti molto difficile, se non impossibile, da ottenere. Inoltre l’azienda a cui vengono affidati i dati potrebbe monitorare le attività degli utenti per effettuare una loro “profilazione” commerciale. In terzo luogo, nel caso di un eventuale guasto del sistema, o più banalmente dell’assenza di una connessione Internet, si andrebbe incontro a una completa paralisi delle attività. Poter usufruire ovunque dei propri dati è importante, ma occorre impostare il tutto con al centro l’utente, pena il rischio di serie limitazioni delle libertà personali.

Prime offerte in arrivo - Il mese scorso Steve Jobs in persona ha presentato iCloud, una collezione di servizi di cloud computing sviluppata da Apple e disponibile dal prossimo l'autunno. Il nuovo sistema permetterà l’archiviazione dei dati nella “nuvola” (ogni utente avrà a disposizione 5 GB di spazio gratuito) e la loro sincronizzare automatica in tempo reale su ogni dispositivo abilitato. La concorrenza non sta comunque a guardare, proponendo sistemi come Music Beta di Google e Amazon Cloud Drive, dei classici servizi di archiviazione online in cui memorizzare la musica acquistata sul web. Senza dubbio tutte queste nuove offerte avranno un forte impatto nella fruizione dei contenuti digitali, soprattutto in mobilità su smartphone e tablet.

Google punta sulla "nuvola" - Se però c’è un’azienda che più di tutte punta a cambiare il modo di pensare l'utilizzo dei computer e di condividere le informazioni online questa è Google. Non a caso infatti sono da poco comparsi sul mercato i primi Chromebook, dei netbook dotati del sistema operativo Chrome OS e incentrati sul concetto di cloud computing. Questi dispositivi offrono un accesso  completo al web con tempi di avvio ridottissimi, inferiori ai 10 secondi, differenziandosi dai computer tradizionali sotto diversi aspetti. Al posto dei classici programmi troviamo le Web App, snelle ma al contempo sempre più evolute, e i documenti sono archiviati nella “nuvola”, accessibili quindi da qualunque postazione e al sicuro da danni agli hard disk.

Dubbi e incertezze - Questa prima generazione di dispositivi pensati per il cloud computing rischia però di essere da un lato troppo basilare per l’utenza professionale e dall’altro troppo poco “cool” per il grande pubblico, che potrebbe preferire l’esperienza più divertente ed immediata del multitouch di un tablet. Inoltre da questo nuovo modello informatico gli utenti si aspettano di avere a disposizione applicazioni che risiedono nella “nuvola”, ma che offrano almeno le stesse funzionalità e la stessa esperienza d’uso del classico software offline, mentre allo stato attuale c’è ancora un divario non indifferente i due mondi. Infine ci saranno da vincere i dubbi dell’utenza sull’uso di non meglio identificati dischi virtuali, nonché sull’assicurazione che i dati non vengano persi e che siano sempre disponibili. Insomma, la strada verso le nuvole è ancora lunga.

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Cos'é il cloud computing?

18.12.2009

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Il cloud computing

La Consulenza - Il Mondo che cambia, 17.06.2011 - Rete Uno

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