Il ruolo sempre più predominante della tecnologia influenza l'evoluzione umana
È risaputo, al mondo tutto si evolve e l’unica certezza nella vita è il cambiamento. L'universo digitale sta infatti mutando radicalmente la nostra quotidianità e conviene accettare di buon grado che anche il classico ”Homo” studiato sui libri di scuola si sta trasformando in qualcosa di nuovo e differente. Sicuramente non è più “erectus”, visto che passa la maggior parte del suo tempo seduto davanti al monitor del PC o allo schermo della TV, ed anche sul fatto che sia “sapiens” qualche dubbio talvolta potrebbe sorgere. Dunque sembra proprio che siamo entrati nell’era dell’Homo digitalis.
Vita alternativa online -
Da più parti fioccano analisi e statistiche preoccupanti sul tempo che ciascuno di noi trascorre in Rete o alle prese con i più svariati dispositivi elettronici, che sembra sovrastare drasticamente le ore dedicate invece a coltivare i rapporti sociali con il prossimo. Diventa inoltre sempre più difficile rinunciare alla connettività: senza una fornitura illimitata di bit, garantita dall'Adsl in casa e dall'Umts in mobilità, sembra impossibile riuscire a sopravvivere e il web, specialmente grazie all’allegra anarchia dei primi tempi della sua diffusione, ha incoraggiato molti a superare remore e timidezze (nonché limiti psicologici ed etici) e a crearsi un tanto comodo quanto inquietante “alias” informatico.
Una valanga di microchip -
I prodotti a base di intelligenza digitale, ovvero con un microchip a bordo, offrono ormai una tavolozza infinita di opportunità in cui ognuno può trovare la sfumatura adatta alla propria vita digitale, intensa o meno che sia. L'anno scorso sono stati prodotti nel mondo quasi 35 miliardi di microprocessori, minuscole fabbriche d'intelligenza scavate dentro al silicio, con un consumo pro capite - su questo pianeta che ha da poco superato la soglia dei 6,8 miliardi di abitanti - di circa cinque chip a testa. Ovviamente le cifre salgono vertiginosamente nel mondo industrializzato, dove i microprocessori stanno diventando sempre più onnipresenti.
Rischio pigrizia -
Qualche beneficio, al di là della globalizzazione delle informazioni, la Rete l’ha portato: la gente ha infatti dovuto nuovamente imparare a scrivere, con migliore o peggior fortuna, e questo forse ha contribuito alla persistenza della lingua in forma scritta. D’altro canto Internet rischia di indurre ad una reale pigrizia fisica: perché uscire di casa se rimanendo comodamente davanti al monitor si può visitare tutto il mondo, giocare, chiacchierare e incontrare centinaia di persone con interessi comuni? Resta da capire cosa succederebbe se un giorno si invertisse la tendenza e la gente, stanca di tanta virtualità, dovesse riscoprire i benefici del contatto personale e umano: sarebbe l’inizio di una nuova era oppure solo un ritorno al passato?
Arma di costruzione di massa -
A riprova del fatto che la cultura digitale sta creando le fondamenta per una nuova civiltà, i promotori del progetto Internet for Peace hanno candidato ufficialmente Internet al prossimo Premio Nobel per la Pace, sostenendo la Rete non come una semplice connessione tra computer, ma piuttosto un insieme di persone che comunicano tra loro superando barriere e confini altrimenti invalicabili, difendendo la democrazia e combattendo odio e conflitti. Una candidatura che fa discutere; di certo, però, la Rete e le tecnologie digitali non solo hanno già cambiato radicalmente la nostra quotidianità, ma stanno determinando di fatto anche l’evoluzione della specie umana.
YouTube, 14.09.2009 -
Il Giardino di Albert, 24.01.2010 -
Rete Due