Reynaldo Hahn, amico di Proust
Note in libertà, 14.12.2009
Uno dei protagonisti della Belle Epoque
Reynaldo Hahn
Chi fu Reynaldo Hahn? Fu un compositore, francese di origine venezuelana, che visse tra il 1875 e il 1947. E perché questo nome probabilmente vi giunge nuovo? Perché Reynaldo Hahn è stato completamente dimenticato. Dimenticato vuol dire questo: che se per caso vi capita di parlare con uno storico della musica francese e gli chiedete chi era Reynaldo Hahn, la risposta sarà probabilmente che “era un compositore francese piuttosto noto al tempo della Belle Epoque, un musicista autore di tanta musica salottiera, che da giovane conobbe Marcel Proust ed ebbe una relazione con lui”. È ben triste, mi pare, quando un artista viene ricordato solo per faccende di vita privata, che non dovrebbero riguardare proprio nessuno, invece che per la propria arte. E perché la sua arte non è ricordata? Principalmente, io credo, perché si dedicò intenzionalmente a musica di carattere leggero, a musica di intrattenimento, proprio nel periodo storico in cui il “paradigma della serietà” e del “profondismo” stava per affermarsi completamente nella concezione europea dell’estetica. Gli anni della Belle Epoque sono quelli che vedono il nascere di una separazione netta tra musica impegnativa e ambiziosa da un lato e, dall’altro, la musica di intrattenimento. Fu una separazione a livello professionale, nel senso che i musicisti che in passato passavano con nonchalance dal leggero al pesante, dovettero scegliere il loro campo di azione. Quelli che sceglievano di dedicarsi all’intrattenimento potevano scommettere che gli storici della musica e il pubblico intellettuale non si sarebbero interessati a loro. Questo è un aspetto singolarissimo del mondo musicale. Per gli attori è diverso. Un bravo attore può passare indifferentemente dalla tragedia, alla commedia e perfino alla pubblicità televisiva, e nessun ha nulla da eccepire. Il compositore o il virtuoso di uno strumento non possono fare altrettanto e, in effetti, non vogliono, anche perché non lo sanno fare. Reynaldo Hahn, il quale soleva dire che “le muse non portano gli occhiali”, scelse di dedicarsi a musica serenamente piacevole e superficialmente sentimentale. Questa musica la sapeva scrivere divinamente.
Reynaldo Hahn era nato a Caracas e arrivò a Parigi con la famiglia quando aveva solo tre anni di età. Nelle sue vene correva sangue tedesco, ebraico e basco. Anche se più volte manifestò interesse per la musica del suo paese d’origine, Reynaldo Hahn fu un musicista integralmente francese. Era stato un bambino prodigio, che a otto anni suonava il pianoforte in pubblico e componeva canzoni e anche se il conservatorio di Parigi, notoriamente, non aveva mai amato i bambini prodigio (lo stesso Franz Liszt non era stato accolto a braccia aperte) Reynaldo Hahn fu accettato e studiò con Jules Massenet, Charles Gounod e Camille Saint-Saëns. Tra i suoi compagni di studio ci furono Alfred Cortot e Maurice Ravel. Non difficile immaginare come nell’ambiente salottiero della Parigi di quegli anni, nei momenti di relax, nei salotti le sue musiche romatiche e orientaleggianti potessero piacere molto.
Il salotto doveva essere proprio un ambiente naturale e congeniale per Reynaldo Hahn il quale aveva evidentemente il talento di attrarre e saper coltivare l’amicizia o, quantomeno, la compagnia di persone famose. Diremmo oggi che circolava tra i VIP. Metteva in musica versi di Paul Verlaine e Victor Hugo, frequentava il salotto di Alphons Daudet. È facile pensare come nelle tante occasioni mondane in cui si coltivavano queste relazioni, il nostro musicista avesse modo di esibire la sua abilità pianistica e trovare al tempo stesso lo stimolo di comporre valzer, fogli d’album, e quelle canzoni che i francesi chiamano “mélodie” (in certa misura l’equivalente gallico del Lied tedesco); insomma, tanta musica piacevole e di buon effetto. La musica da salotto era spesso “musica d’effetto”, col che si intende dire che si trattava spesso di brani destinati a circolare tra un pubblico di dilettanti, i quali li avrebbero eseguiti nei numerosi salotti e ricevimenti che avevano luogo a quel tempo nella vita sociale della classe medio-alta. I pezzi “d’effetto” volevano spesso dare l’impressione di essere più difficili di quanto in realtà fossero: a questo miravano, a far bella figura a buon mercato.
Sarebbe però incompleto e ingiusto descrivere questo compositore solo nella sua dimensione salottiera, che peraltro gli era estremamente congeniale. Questo perché Reynaldo Hahn fu anche direttore d’orchestra, e in effetti diresse alcune delle prime edizioni del Festival di Salisburgo, invitato da Lilli Lehmann; per molti anni fu anche l’autorevole critico musicale del giornale parigino “Le Figaro”. Nel 1940, a causa dell’occupazione nazista lasciò Parigi. Vi ritornò nel 1945 come direttore dell’Opéra. Nel 1947 morì poi di tumore al cervello.
Note in libertà, 14.12.2009