Il tutto è più della somma delle sue parti
Franco Battiato (Jonia, 23 marzo 1945) è tornato con un nuovo album, in cui spicca il brano di protesta Inneres Auge, dove viene descritta la classe dirigente italiana come un branco di lupi ululanti che si riversa famelica su giovani fanciulle, una classe dirigente dominata dagli istinti più biechi e meno evoluti, quelli della carne, del sesso e del denaro: la cosiddetta linea orizzontale dell’essere umano.
Più che un vero album Inneres Auge (titolo del brano di protesta che assurge significativamente a titolo dell’intero album) è un singolo camuffato da album. Gli altri inediti (tre), presenti nell’album, sono infatti poco incisivi, e se si eccettua la cover di De André (Inverno, splendidamente interpretata), la tracklist presenta soltanto rifacimenti di brani già pubblicati in album precedenti.
Ma Inneres Auge manifesta comunque una sua forza, che sta nel ritorno di Battiato alla canzone d’impegno. Un impegno che non è solo politco, o meglio è politico solo nella sua pars destruens, nella sua accusa, ma è spirtuale nella sua pars costruens, ovvero nella sua proposta di sviluppo ed evoluzione. Ciò che preme a Battiato (da sempre) non sono infatti gli ideali di classe, ma l’evoluzione dell’essere umano, che deve tenere vivo dentro di sé l’anelito alla verticalità, al perfezionamento sprituale. Ciò che interessa a Battiato è, sulla falsariga di Daumal, il lavoro su sé (che deve compiere l’essere umano) e non il lavoro politico (che deve compiere la società).
Ecco allora che, sotto questo profilo, Inneres Auge rappresenta l’epitome dell'intero lavoro di Battiato, che si pone da sempre a metà strada fra protesta e proposta, fra azione e meditazione, fra avanguardia e tradizione, fra orizzontalità e verticalità.
Epitome filosofica, ma anche epitome musicale. L’album racchiude infatti in sé le diverse vene che hanno sin qui caratterizzato l’opera di Battiato: oltre alla protesta di Inners Auge, trovano sede il romanticismo di Inverno, lo sperimentalismo elettronico di No time no space, il rock progressivo di Stage door, la musica etnica (e apocalittica) di ‘U cuntu, lo spiritualismo di Haiku… Insomma un album in cui davvero, come recita il sottotitolo, il tutto è più della somma delle sue parte, giacché il tutto racchiude in sé l’intera storia (musicale e filosofica) del musicista siciliano.
01.12.2009