Torna alla ribalta la nota 'urban legend'
L'articolo di Wired
Il mondo della musica (soprattutto quella rock) è pervaso da leggende metropolitane. A partire dai messaggi subliminali nascosti nelle canzoni ascoltate al contrario, come gli inni satanici dei Led Zeppelin, fino ad arrivare al capitolo “morti presunte”, l’ultima in questione quella di Michael Jackson: c’è infatti chi sostiene che sia vivo e vegeto, passato a una “miglior vita terrena” magari insieme ad Elvis e Jim Morrison.
Ma la leggenda che fra tutte affascina ancora oggi, a distanza di 40 anni, studiosi, simpatizzanti e pure scettici è quella riguardante la presunta morte di Paul McCartney, spesso definita con la sigla PID, ovvero Paul is Dead. La stranezza e particolarità di questa leggenda, a differenza delle altre che cercano di tenere in vita un morto, vuole “far morire un vivo”. Secondo questa tesi, il bassista dei Beatles sarebbe morto in un incidente stradale nell’autunno del 1966 per essere poi sostituito da un sosia costruito a tavolino, in modo tale da proseguire la fortunata e lucrosa carriera del quartetto di Liverpool.
Questa teoria del complotto nel corso degli anni non è stata mai confermata, ma tanto meno confutata ufficialmente. Che si sia trattato di una trovata pubblicitaria? Di una truffa? O forse è accaduto sul serio e tutto è stato messo a tacere?
I sostenitori si basano su tutta una serie di messaggi in codice che i Beatles avrebbero nascosto nelle loro opere: nei testi delle canzoni e raffigurati nelle copertine dei loro dischi. Una lunga, documentata e curiosa serie di particolari fanno sembrare che nulla è stato lasciato al caso. A partire da questi indizi sono stati scritti un’infinità di articoli, saggi e romanzi.
Fino ad ora, però, non era stata fatta alcuna indagine scientifica a riprova della tesi.
Ci hanno pensato due studiosi italiani, Gabriella Carlesi, medico legale, e Francesco Gavazzeni, informatico. Con le loro tecniche biometriche (l’antropometria e la craniometria, usate anche per il riconoscimento personale dalle intelligence più sofisticate del mondo) i due periti hanno coadiuvato le indagini in numerosi casi di cronaca nera o di intrighi internazionali: dal mostro di Firenze all'attentato a Giovanni Paolo II, dal delitto di Erika e Omar a Novi Ligure all'inchiesta sulla morte della giornalista Ilaria Alpi.
La decisione di inoltrarsi nella leggenda del P.I.D. è stata presa dai due esperti come una vera e propria sfida per cercare di fare luce sulla vicenda e smentire una volta per tutte le voci in merito alla morte di McCartney. L’indagine si è svolta a partire dall’analisi di fotografie di Paul scattate prima e dopo la data del presunto incidente mortale. Carlesi e Gavazzani ne hanno poi confrontato le caratteristiche biometriche (conformazione del cranio, della curva mandibolare, dei padiglioni auricolari, dei dettagli di dentatura e palato) per stabilire se si trattasse o meno della stessa persona.
Sorprendentemente, i risultati dello studio (argomentati sul numero di agosto di Wired Italia) sono diametralmente opposti: i dati biometrici raccolti indicano che potrebbe trattarsi di due differenti individui, sia pur in apparenza molto somiglianti. E la leggenda continua …
25.07.2009