L’atteso ritorno di Annie Clark
St. Vincent
La copertina del nuovo disco di St. Vincent (si intitola Actor, ed è pubblicato dall’etichetta 4 AD) ripropone un primo piano da museo delle cere simile a quello che già campeggiava sulla copertina del primo disco (Marry me, anno 2006). St. Vincent come una statua, qualcosa di simile al ritratto pallido di una dea; uno sguardo fermo, limpido, santificato. Se non fosse una donna (e che donna), si direbbe un alieno.
Un alieno oppure uno spirito celeste. O magari un’eroina da cartone animato giapponese. Ciò che abbiamo l’impressione emerga più di ogni altra cosa dalla musica di questa giovane autrice e interprete americana, è proprio una sorta di limpidezza, di purezza, di diafanità che è bene però non confondere con la serenità o con la pacatezza. St. Vincent (vero nome, Annie Clark) sembra dichiarare le sue intenzioni fin dalla copertina – intenzioni poi confermate dall’ascolto della musica: sarò sincera fin dove mi riesce, racconterò tutto senza fingere, ciò che sono è ciò che sentirete.
Actor out of work, il singolo che ha lanciato qualche settimana fa il disco, racconta proprio dell’incapacità di una certa persona di riuscire credibile, lui e le sue menzogne. Ma tutto il disco è pervaso da questa sensazione di disagio di fronte alla duplicità, all’inganno e alla finzione. Nella ricerca di una verità per la verità c’è il senso palpabile di una volontà di trascendenza, il desiderio di presentarsi di fronte a un cuore umano con tutta la chiarezza possibile, perché lo splendore può essere di questo mondo. Però attenzione, St. Vincent ci racconta tutto questo attraverso un linguaggio che non è quello delle fiabe. Accanto alla limpidezza e al chiarore che emana dalle sue copertine e dalla sua voce, c’è poi il modo altrettanto sincero e incontaminato con cui St. Vincent lascia affiorare ansie e disagi per il vivere quotidiano. Il lato scuro e caratterialmente più instabile della sua musica.
Le protagoniste di molte canzoni di questo secondo disco sono donne imprigionate dentro una vita fatta di ordine e di sicurezza. Donne preoccupate da ciò che potranno pensare vicini e stranieri. Donne troppo annoiate per avere pensieri sublimi. E che proprio per questo sognano di scomparire per poi ripresentarsi sotto nuove spoglie. St. Vincent racconta tutto questo con misura e con pacatezza ma senza mai rinunciare a trasfigurare questa misura e questa pacatezza dentro un orizzonte che può farsi inquietante al primo incrocio. Dietro lo smorzamento emotivo delle donne di cui racconta ci può anche essere l’improvvisa deflagrazione di un sentimento trattenuto troppo a lungo e la relativa catarsi.
Tre anni abbiamo dovuto attendere per ritrovarci finalmente fra le mani il seguito di Marry Me. Nel 2006 St. Vincent fu eletta miglior artista indipendente dell’anno, e oggi siamo confrontati con un’artista che ancora una volta dimostra non solo un talento fuori dell’ordinario, ma anche l’autorevolezza di chi ha il controllo completo dello strumento che sta usando. Diligente ed accurato senza per questo mai risultare emotivamente abulico, questo Actor conferma la sensibilità e il mestiere di un’artista senza pari, originale e dispensatrice di motivi e di situazioni musicali che hanno l’ambizione di ridefinire i limiti stessi del rock. Da ascoltare ripetutamente.
28.05.2009