mercoledì, 10 febbraio 2010 ore 09:21 (UTC+1)

Animali e piante aliene...

e adesso cosa facciamo?

Leggi

di Claudia Quadri

Nel mondo globalizzato anche la natura viaggia da un capo all’altro del pianeta. A volte è l’uomo stesso a trasferire piante, animali o altri organismi, come i virus… Altre volte questo accade a sua insaputa. Le conseguenze di queste migrazioni sono spesso imprevedibili. Ne parla efficacemente il libro Clandestini di Marco Di Domenico edito da Bollati e Boringhieri nel 2008.

Qualche esempio: nel 1859 in Australia sono stati liberati 13 conigli. Era il giorno di Natale ma queI regalo si è rivelato presto una catastrofe. La proliferazione incontrollata dei conigli ha destato allarme immediatamente e nel 1868, per porvi freno, si è pensato di importare le volpi. Le volpi però, hanno trovato più comodo cacciare i lenti marsupiali australiani, già in crisi per la spietata concorrenza alimentare dei conigli… Di esperimento in esperimento, quando ormai i conigli in Australia erano un miliardo, nel 1950 si è provato a sterminarli con un virus, col risultato iniziale di decimarli e poi di renderli immuni e di creare quindi dei super conigli. Nel 1990, altro virus, che nel frattempo ha decimato anche gli allevamenti di conigli domestici e, quel che è peggio, è stato trovato in Nuova Zelanda nel sangue dei kivi, gli ormai rari uccelli non volatori simbolo di quel paese…

Anche nella Svizzera italiana conosciamo il problema. Tra gli ultimi arrivati c’è la zanzara tigre. Il cinghiale invece è una vecchia conoscenza. Solo che non si tratta più della razza originaria, di piccole dimensioni, ma di un’altra, molto più grossa e di maggiore impatto, immessa a scopo venatorio. Anche tra i vegetali si contano molte new entry e spesso si sottovaluta il loro impatto sui nostri ecosistemi. L’ailanto ad esempio, è arrivato dalla Cina in Italia per nutrire una nuova varietà di baco da seta. Se l’allevamento del bombice dell’ailanto è fallito, in compenso l’ailanto stesso si è ambientato molto bene. Il problema? Si tratta di una pianta con una crescita rapidissima e prodigiose capacità rigenerative, i cui fusti sotterranei corrono per decine di metri insinuandosi ovunque. Capito, cos’è quella strana pianta che vi ritrovate in giardino e che lo sta rapidamente colonizzando? La robinia insegna. Importata dall’America e piantata ovunque per consolidare pendii, per ricavarne legna da ardere, apprezzata dalle api che ne fanno un buon miele… la robinia pone però dei problemi. Il suo polline scatena facilmente allergie, le macchie di robinia se tagliate o bruciate favoriscono l’insediamento dei rovi (che creano delle barriere invalicabili); la robinia non stabilisce simbiosi con i funghi e quindi, quando soppianta querce, pioppi e castagni spariscono ovoli e porcini… Ma l’esempio più impressionante riguarda forse la formica argentina. Già nel 1922 un decreto ministeriale obbligava la popolazione di San Remo a distruggere la formica argentina, arrivata dalla Francia meridionale, con tutti i mezzi. Secondo uno studio del 2002 esiste oggi una gigantesca supercolonia formata da milioni di formicai e migliaia di miliardi di formiche che si estende dalla Galizia alla Liguria passando dal Portogallo, le coste spagnole e la Francia meridionale: la comunità vivente conosciuta più grande al mondo. Già nel 1952 Italo Calvino ha scritto un racconto che si ispira all’invasione delle formiche argentine a San Remo e dintorni quando lui era bambino…

Insomma, Marco Di Domenico avverte: se esistono tante migrazioni riuscite e proficue – pensiamo al pomodoro, alla patata… tante altre pongono o rischiano di porre grossi problemi. Non bisogna essere biologi per intuire che il cancro del castagno non promette nulla di buono, per esempio. In fondo al libro, l’elenco delle 100 specie più pericolose del mondo. Le sorprese non mancano: c’è anche il Felis catus, meglio conosciuto come gatto domestico.

Il Giardino di Albert si è occupato a più riprese di questi temi. Perché non curiosate un po’ nel suo sito?