Teologa, saggista, eremita
Teologa e saggista, Adriana Zarri nasce nel 1919 San Lazzaro di Savena, nelle vicinanze di Bologna, figlia di un mugnaio, già bracciante, e della figlia di un capomastro. Negli anni giovanili aderisce ad Azione Cattolica, divenendo un perno dirigente. Di professione giornalista e pubblicista, vive in diverse città italiane (Roma, soprattutto), fino al 1975.
È questa la data della conversione, punto di svolta di una vita orientata alla vocazione monastica. Nel settembre 1975 Adriana Zarri sceglie infatti di andare a vivere in un cascinale di campagna in totale solitudine. La decisione viene comunicata agli amici tramite una lettera che annuncia un trasloco non «dovuto a motivi pratici ma a cuasa di una scelta di vita eremitica. La mia nuova residenza sarà infatti una vecchia cascina solitaria, dove trascorrere i restanti anni della mia vita nella preghiera e nel silenzio».
Da quell’anno segue uno stile di vita austero e monastico, una sorta di eremitaggio. Si rirtira in Piemonte, dapprima ad Albiano, poi a Fiorano Canavese, e infine, dalla metà degli anni '90, a Strambino, in provincia di Torino. Il suo vivere da eremita non è da intendersi come un vivere da misantropo inavvicinabile, bensì, spiega la Zarri, è semplicemente un vivere in solitudine “perché nella solitudine si ha il momento privilegiato dell'incontro”.
Un incontro con Dio sofferto e mai pacificato, sull’esempio del curato di campagna di Georges Bernanos. Un incontro di cui rendono testimonianza numerose opere letterarie e saggistiche, di cui ricordiamo Erba della mia erba. Resoconto di vita (Cittadella, 1998) e Vita e morte senza miracoli di Celestino VI (Diabasis, 2008).
All’indomani della sua morte, la ricordiamo qui riproponendo alcune interviste d’archivio.
Segni dei tempi, 05.09.2004 - di Paolo Tognina