La straordinaria dote di Hayek, padre dello Swatch e della Smart
Il signor Swatch, instancabile promotore dell'innovazione
(foto Keystone)
Hayek con Bertrand Piccard alla presentazione del modello prototipo di aereo ad energia solare Solar Impulse nel 2007
(foto Keystone)
Se ne è andato così come probabilmente aveva desiderato di andarsene Nicolas Hayek, ambasciatore dell'industria svizzera nel mondo. Improvvisamente, al lavoro, nel suo ufficio.
Un fulmine a ciel sereno la sua scomparsa, che ha alzato negli ambienti politici ed economici un coro unanime di apprezzamento per una figura di rara lungimiranza, svizzero d'adozione e forse proprio per questo "innamorato della Svizzera", straordinario conoscitore dei suoi difetti e valorizzatore dei suoi pregi.
Giovane immigrato nell'immediato dopoguerra, Hayek aveva allenato la sua vocazione imprenditoriale penetrando nei meccanismi industriali elvetici in qualità di consulente aziendale. Autore di numerori "rapporti Hayek" tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento (fra i quali anche il primo sulla convergenza della SSR), aveva infine sfruttato il suo esame della situazione catastrofica del settore orologiero per trasformarsi in capitano d'industria.
Un'offensiva fulminante lanciata con l'intuizione dello Swatch, l'orologio di consumo, made in Switzerland ma accessibile a tutti, che in appena un anno e mezzo aveva conquistato i mercati dell'intero globo. Un vero e proprio "fenomeno internazionale", come lo definisce lo stesso Hayek nell'intervista che proponiamo, in cui spiega i diversi fattori di successo del prodotto.
Un fiuto per la commercializzazione dell'innovazione che il padre dello Swatch dimostrò nuovamente con la proposta della "Swatchmobile", la macchinina da città dal design accattivante, sicura ed ecologica (almeno nelle intenzioni di Hayek), che si sarebbe concretizzata nella Smart.
"Mi viene da piangere - commenta il promotore del progetto al microfono di Maria Pia Belloni nel 1994 - a pensare che avevo tutto per realizzare il mio progetto in Svizzera, ma sono stato snobbato."
Entusiasta con i piedi ben piantati per terra, l'imprenditore dell'innovazione ha corso sempre parecchio più avanti della Svizzera, come dimostra l'illuminante analisi del futuro dell'economia elvetica compiuta in una lunga intervista rilasciata a Pia Pedrazzini per la rubrica "Speciale sera" nel 1988.
Speciale sera, 13.01.1988