Icona del teatro dialettale
Il 18 febbraio di 100 anni fa nasceva a Milano da madre lombarda e padre di Novazzano Mariuccia Medici, celebre e carismatica interprete del teatro popolare, protagonista di serie televisive, drammi, commedie radiofoniche e lavori teatrali in dialetto.
All'età di tre anni Mariuccia si trasferisce in Ticino a Lugano. Conseguita la patente di maestra, ha insegnato per molti anni (40) alle scuole elementari di Loreto in quella che doveva essere una scuola provvisoria con l'asilo e la prima elementare.
Al teatro si avvicina per caso, quando nel 1938 il regista Ponziano Benedetti, che stava provando Come le foglie per una compagnia filodrammatica, le chiede di interpretare il ruolo mancante della zia Giulia. Dapprima restia, Mariuccia si lascia convincere ed è lì che nasce il cosiddetto fuoco sacro.
Un anno più tardi si esibisce alla Radio, per una recita natalizia dove interpretava addirittura la parte della Madonna. Fu poi chiamata per un lavoro di Guido Calgari proseguendo con altri drammi radiofonici, diretta dai registi Romano Calò, Renato Regli, Fabio Jegher, Giuseppe Galeati, senza mai prendersi troppo sul serio. «Il cosiddetto professionismo era registrare di sera perché di giorno insegnavo. Poi quando sono arrivati i professionisti che registravano di giorno, mi, che faseva scöra me tocàa pianta lì.»
La domenica collaborava con Sergio Maspoli, per il nuovo programma di commedie dialettali La domenica Popolare, con attori come Mario Genni, Giuseppe Mainini, Ugo Bassi, Romeo Lucchini e Artemia Antognini. Erano i tempi di quando si andava in diretta, una prova di lettura e via. Spesso a Mariuccia toccava il ruolo di giovane innamorata, la Ninin e a Mario Genni quello del Lulli l'innamorato. Poi arriva la Rivista, il Minestrone alla ticinese, le partecipazioni a L'ora della donna, e a Il microfono risponde.
La televisione (fatta eccezione di «Ol Bagiöö» del 1962) arriva con l'età della pensione, a partire dagli anni Settanta. Il riscontro del pubblico è entusiastico. In particolare piace la sua schiettezza, la naturalezza, la simpatia, la bravura. Nasce in questo periodo il sodalizio con l'indimenticabile Quirino Rossi (che si protrae finao alla sua morte), in numerose commedie, drammi, e altre partecipazioni televisive; dagli autori classici, tradotti in dialetto, ai nostri Francis Borghi, Martha Fraccaroli, Fernando Grignola, Sergio Maspoli, Ulisse Pocobelli, Enrico Talamona e tanti altri.
Mariuccia e Quirino erano la coppia del dialettale. Erano talmente affiatati che la gente li scambiava per coniugi. A Quirino spesso chiedevan «Come ta fett a soportà quela lì»? Quirino con quella sua aria sorniona spesso diceva: «A tacom lit, però nemm d'acordi». Memorabili sono le loro interpretazioni nelle sit-com La röda la gira e Famiglia da gent viscora.
Mariuccia si è pure confrontata con professionisti italiani di grosso calibro e un esempio è la sua magistrale interpretazione in Felicita Colombo, del 1982, al fianco di Ernesto Calindri, oppure quella con Nando Gazzolo e Miriam Crotti in Quel signore che venne a cena, diretta da Vittorio Barino, col quale ha lavorato e battagliato per anni.
L'ultima sua fatica è nella serie televisiva Sergio Colmes indaga, dove interpreta la simpatica e petulante signora Maria, cliente fissa o meglio pensionata dell'Hôtel Augustus.
Da tanti anni la seguiamo con affetto e ammirazione, dapprima nel ruolo di fidanzata, poi in quello di mamma, di zia e di nonna, e lei è sempre la ragazza battagliera che recitava la Ninin, l'innamorata alla radio, innamorata del suo «hobby»: quello di essere una grande attrice. Chi volesse farle gli auguri può scriverli nel suo blog.
Mariuccia Medici: un mito, 11.08.2007 - a cura di Carla Norghauer