mercoledì, 06 maggio 2009 ore 14:49 (UTC+1)

Gianni Celati

Narratore delle pianure, professore al Politecnico di Zurigo

In sintesi

  • Le storie orali
  • Depressione e allegria
  • Il massacro della letteratura

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E’ reduce da tre anni in un villaggio africano Gianni Celati. Un villaggio di 200 abitanti in cui il narratore delle pianure padane racconta a Controluce di aver potuto apprezzare il modo sano di stare assieme. Di ritorno dall’Africa, il poliedrico scrittore italiano è approdato a Zurigo, dove per un anno è professore ospite di letteratura italiana al Politecnico. In Svizzera si trova benissimo, dice, e ci rimarrebbe volentieri, perché la meraviglia della Svizzera è la sua capacità di offrirsi come un modello reale dell’Europa.

Scomodo personaggio, estraneo al mondo accademico italiano e al business della letteratura, Celati svela a Michele Fazioli di sognare che un giorno il Tribunale de L’Aja istituisca un processo per massacro della letteratura. E con pacata ironia affonda il coltello nella piaga della boria professorale di tanti suoi ex colleghi, dediti all’insegnamento come determinazione assoluta da mandare a memoria: una pratica diseducativa che blocca la fantasia.

E la fantasia è “fantasticanza” per il narratore, una divagazione della mente, una pratica distensiva del corpo. E’ il dormiveglia, spiega Celati, il momento magico per lo scrittore, che lascia scorrere la mente accompagnata dal sonno a tessere inedite trame narrative.
Grande raccoglitore di storie orali, l’autore di “Verso la foce” racconta di annotazioni lungo le strade e nelle osterie e legge un brano che dipinge il passeggio serale nella cornice provinciale di Comacchio.

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Incontro con Gianni Celati

26.05.2009

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