giovedì, 08 settembre 2011 ore 12:30 (UTC+1)

Film italiani a Venezia

Oltre al concorso ci sono molti altri titoli

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di Mariano Morace (*)

Marco Bellocchio Leone d'oro alla carriera, padrino i pectore di Controcampo
(foto Reuters)

Sezione interamente dedicata ai giovani autori del cinema italiano, Controcampo ha proposto diverse opere interessanti, tra cui segnaliamo senz’altro Scialla, opera prima di Francesco Bruni, già affermato sceneggiatore per il cinema e la televisione. Scialla nel gergo giovanile vuol dire “stai calmo, rilassati”, più o meno come l’americano take it easy, e racconta l’incontro tra Bruno Beltrame, professore disilluso che ha lasciato la scuola e sopravvive come ghost writer per attori e pornostar, e il giovane Luca studente somaro ma pieno di vita e – seppur confusamente - di voglia di riuscire. Il film ha il pregio di rappresentare il confronto tra due generazioni in modo disincantato, sorridente ma non per questo superficiale. Grazie a una sceneggiatura quasi perfetta, piena di battute azzeccate, e ad attori convincenti: oltre al bravissimo Fabrizio Bentivoglio sono da ricordare il giovane Filippo Scicchitano nel ruolo di Luca, e la bella Barbara Bobulova pornostar pentita.

Molto atteso era anche il film di Francesco Patierno, Cose dell’altro mondo, assurto agli onori della cronaca ancor prima di essere stato visto per l’irritazione della Lega veneta, furiosa per l’immagine razzista con cui veniva rappresentata la regione. Racconta la storia di un fantomatico imprenditore veneto che ogni sera propone su una TV locale sermoni ultrarazzisti e invoca la totale sparizione di tutti gli immigrati dalla sua regione. Il “miracolo” avviene, e dalla sera alla mattina i “negher” scompaiono, e il miracolo si trasforma in tragedia: scompaiono badanti, operai, autisti, inservienti degli ospedali, camerieri, insomma scompaiono tutti quelli che permettono agli abitanti di questa regione (ma il discorso vale per il Veneto, l’Italia, la Svizzera, l’Europa…) di vivere nella ricchezza e nel benessere. Il film procede tra alti e bassi, punta decisamente alla commedia ma ogni tanto si perde in altre piccole storie, e arriva alla fine con un po’ d’affanno, sostenuto per fortuna dall’interpretazione di Diego Abbatantuono coadiuvato da Valerio Mastandrea e l’emergente Ludovica Lodovini.

Un discorso a parte merita L’arrivo di Wang di Antonio e Marco Manetti, in arte Manetti Bros, che si erano già fatti notare per il loro amore per il B-Movies, cinema di genere realizzato con pochi soldi. Il Wang del titolo è un extraterrestre catturato dalla polizia che parla solo cinese, e così una giovane traduttrice viene chiamata dai servizi segreti come interprete. La ragazza è sconvolta dai metodi di interrogatorio della polizia, e così libera Wang, che poi risulta non essere così buono come sembra… Film realizzato con un budget minimo, con effetti speciali alla Roger Corman, L’arrivo di Wang risulta ben costruito, divertente, una sorta di omaggio al cinema degli anni ’60 che lasciava spazio alla fantasia degli spettatori, senza bisogno di effetti speciali milionari.

(*) critico cinematografico indipendente