mercoledì, 07 settembre 2011 ore 21:00 (UTC+1)

Quando la notte

Il giudizio: mediocre fiction tv

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di Marco Zucchi

Un film di Cristina Comencini. Con Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon
Drammatico, durata 116 min - Italia, 2011

Quando la notte cala sull’orizzonte estetico di un autore – o di un’autrice – si può stare a girarci intorno finché si vuole, si può far finta di scorgere nel suo film qualcosa di dignitoso, di incompreso ed importante, qualche intenzione nobile, ma la realtà alla fine si fa largo a spallate, anzi a buu e fischi, come capitato al film di Cristina Comencini durante la proiezione stampa. Non ingannino i susseguenti applausi della proiezione pubblica, che a Venezia non vengono veramente negati a nessuno.

Quando la notte è filiazione diretta dall’omonimo romanzo scritto dalla Comencini medesima, che racconta il disagio psicologico di una mamma primipara nell’affrontare i primi anni con il suo bimbo e contemporaneamente la chiusura a riccio esistenziale di un uomo, una guida alpina, che ha subito nell’infanzia il trauma dell’abbandono da parte della madre.

Tematica ponderosa e degna di migliori esiti, perché anche se la regista ha reagito ai fischi accusando gli uomini di non sapersi calare in un problema tutto materno , tutto femminile (peccato però che i buu arrivassero copiosi anche dal gentil sesso), appare francamente chiaro fin dai primi minuti, e poi sopportando le onnipresenti sottolineature musicali, e poi scuotendo la testa basiti di fronte a dettagli narrativi di inguardabile stucchevolezza, che il livello artistico e di approfondimento della materia è quello di una mediocre fiction televisiva. Con tutto il rispetto per il genere, le cui semplificazioni hanno tutto il loro senso all’interno del loro contesto, ma suonano come campane stonate nella competizione principale di un grande festival.

Probabilmente è sensato dire che la matrice letteraria in questo caso non rende servizio alla trasposizione cinematografica, anzi le gioca contro in termini di pesantezza e scarsa scorrevolezza della trama. Forse – ma è solo una suggestione estemporanea – non è sempre salutare che una scrittrice si autotrasponga, perché rischia di non avere quel giusto distacco dalla materia che permette di limare, riadattare, cassare qualche passaggio inefficace. Eppure con La bestia nel cuore (altro romanzo della Comencini diventato film) le cose erano andate meglio.

Da leggenda alcuni dialoghi finali involontariamente umoristici, che con uno sprezzo del pericolo vicino all’inconsapevolezza mettono in croce la volenterosa coppia Pandolfi-Timi a colpi di doppi sensi.