lunedì, 30 maggio 2011 ore 15:00 (UTC+1)

Biutiful

Un impressionante Javier Bardem nel dramma di una Barcellona degradata

In sintesi

  • Disperato melodramma sociale
  • Le disgrazie del protagonista Uxbal
  • Mancanza di misura

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di Fabio Fumagalli

Javier Bardem in una scena del film
(foto © 2010 Universal Pictures. All Rights Reserved.)

Un film di Alejandro Gonzalez Inarritu. Con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Tai Shen
Drammatico, durata 138 min - Messico/Spagna 2010 - Universal Pictures

Non sarà il caso di riesaminare il peso delle sceneggiature di Guillermo Arriaga, il celebre romanziere messicano, che accoglievano le intuizioni estetiche di Alejandro Gonzales Inarritu all’interno di un mosaico di frammentazioni spaziali e temporali, di un gioco raffinato di coincidenze e interazioni fra i personaggi; e che avevano condotto al fascino intrigante di 21 grammi o di Babel, dopo l’esordio clamoroso di Amores Perros nel 2000? Senza lo stimolo intellettuale, ma anche senza la disciplina imposta da quell’approccio rigoroso, l’ormai proverbiale e certamente encomiabile impegno umanistico del regista, l’impeto del suo lirismo melodrammatico sembra arrischiare, ad ogni istante, di consumarsi nel troppo pieno.

Biutiful è un film disperato, terribile, e pure necessario: per come dipinge la degenerazione, in una Barcellona mai dissacrata finora a questo modo, di problematiche che ci concernono tutti, di urgenze ormai mondializzate, come le migrazioni, lo sfruttamento, il profitto, il precariato, i palliativi sordidi, anche quando velati da qualche parvenza di buone intenzioni, alla sopravvivenza civile nell’anno di grazia 2010. Per la prima volta, però, le riflessioni corali di Inarritu si accentrano su un unicum: nella figura di Uxbal (un impressionante Javier Bardem, che risulterà il segno indelebile lasciato dal film nelle memorie), trafficante marginale alla deriva, ma costretto dagli alti e bassi di una moglie alcolizzata a occuparsi dei due figlioli. Afflitto, come non bastasse, da un male incurabile e, nei confronti dei poveracci che si affanna a sfruttare nella clandestinità, da mai rimarginati complessi di colpa, ai quali tenta un po’ sconclusionatamente di riparare, ma con risultati così controproducenti da apparire invero segnati da una "sfiga" desolante.

Un cammino di croce, pure segnato dalle illuminazioni liriche che il talento immaginifico del cineasta sa ricavare talora dai chiaroscuri più sordidi dell’ambiente e delle situazioni; oltre che dall’interpretazione degli attori. Ma è proprio l’affannarsi su quell’unica casistica (a difetto della ragnatela scenaristica delle opere precedenti, sulla quale si disperdeva un’esuberanza esaltante, e forse un filo compiaciuta) a smontare l’energia di Biutiful.

Anche il melodramma sociale più radicale abbisogna, come ogni altro genere, di misura. Misura nella dismisura, nella discesa di ogni inferno. Che, se abusata, stempera pure essa nella consuetudine al miserabilismo.

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(© 2010 Universal Pictures. All Rights Reserved.)

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