lunedì, 23 novembre 2009 ore 17:59 (UTC+1)

Processo Barbieri, l'imputato nega d'aver voluto uccidere

Prima giornata conclusa con la ricostruzione della sparatoria di Losone del 19 agosto 2008

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di Sharon Bernardi

Questa mattina in aula
(foto Tipress)

In aula la ricostruzione della sparatoria di Losone del 19 agosto 2008
La versione di Antonio Barbieri è tutta tesa a negare l’intenzionalità del suo gesto. Quella sera sparò 3 colpi di pistola: l’ultimo trapassò il cuore di Ersan Oezcan, gli altri due raggiunsero suo fratello Ayhan, ferendolo all’addome e alla gamba. Sostiene che gli spari furono accidentali, partiti durante una colluttazione con quest’ultimo.
Una versione –ha fatto notare la giudice Agnese Balestra-Bianchi- contraddetta dai riscontri della polizia scientifica e dalla testimonianza di Ayhan. Per la pubblica accusa la sequenza dei colpi fu invece un’altra.

Nessuna chiarezza finora neanche sui motivi della presenza dei due fratelli Oezcan quella sera a Losone. L’imputato ha raccontato che alle 21.30 suonò il citofono dell’appartamento della sua fidanzata. “C’è l’Ersan che ti vuole parlare”, gli avrebbe detto la giovane. Barbieri scese, portando con sé la SIG SAUER P 225, con il colpo in canna, riposta nel borsetto nero a tracolla. Per Ayhan Oezcan, invece, il fratello intendeva parlare proprio con la ragazza, con la quale aveva convissuto in precedenza per 5 anni.
Barbieri ha poi escluso il movente della gelosia. Con la vittima –dichiara- si incontrò svariate volte per riscuotere un credito di 5’000 franchi che la fidanzata vantava nei confronti del suo ex e perché quest’ultimo gli avrebbe chiesto di procurargli una ventina di chili di canapa. 

 
Domani il processo riprende con l’audizione dei periti.




La genesi
L’arrivo in Ticino di Antonio Barbieri, accusato di aver freddato Ersan Oezcan a Losone con un colpo di pistola al cuore, risale alla fine dell’estate del 2007. In Italia era pluripregiudicato, soprattutto per il reato di rapina (tra cui una in una banca del novarese che fruttò un bottino di 86 mila euro).

A oggi, deve ancora scontare un residuo di pena di 5 anni e un mese, per il quale l’Italia ha già chiesto l’estradizione. Ottenne nell’agosto del 2007 un permesso G, da confinante/frontaliere per 5 anni, grazie ad un lavoro da tuttofare pagato 1600 franchi lordi al mese, in un negozio di sushi in centro a Locarno.

Questa procedura – è emerso in aula – è stata viziata dal profilo formale: ad esempio, la domanda per il permesso e quella relativa al contratto di lavoro recavano due date diverse.

“C’è stata una certa facilità e una certa superficialità. Certe cose lasciano di sasso”, ha commentato la giudice Agnese Balestra Bianchi nel ricostruire le modalità e i tempi dei rilasci dei permessi.

Nove mesi dopo, nella primavera del 2008, Antonio Barbieri tramutò il permesso che aveva ottenuto in permesso di dimora, sulla base di un contratto di affitto di un appartamento a Orselina, dove però non abitò mai, e sulla base anche di un contratto di lavoro.

I permessi di Barbieri avevano già fatto discutere fuori dall’aula, anche sulla scorta di interrogazioni parlamentari. Sulla scia di questo caso è stata introdotta in Ticino l’autocertificazione obbligatoria per tutti gli stranieri provenienti dall’aera dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS). In sostanza i precedenti penali vanno segnalati.

Barbieri, la passione per le armi
Antonio Barbieri, 46 anni calabrese, ha fatto parte all’inizio degli annni 80 dei reparti speciali dell’esercito italiano. Armiere, ebbe un addestramento all’uso di tutte le armi (bazooka e carri armati, compresi), effettuò scorte armate a capi di Stato italiani.

In aula - questa mattina - è stata mostrata la pistola con la quale sparò a Losone: una SIG SAUER P 225, con i numeri di matricola abrasi, ma con lo stemmino del canton Zurigo, visto che era in dotazione a quella polizia cantonale.

Non si sa come giunse in mano a dei conoscenti italiani dell’imputato. “L’ho pagata 1300-1400 euro e l’ho acquistata perché volevo sparare ai cinghiali sul Monte Verità”, ha detto in prima battuta Barbieri, subito ripreso dalla giudice Agnese Balestra-Bianchi, che ha tenuto a sottolineare il suo addestramento militare.

Antonio Barbieri è accusato di una lunga serie di reati (11 in totale): i più pesanti sono quelli di omicidio intenzionale e omicidio intenzionale tentato. Al momento dell’arresto -dopo 2 giorni di latitanza - non lavorava (fu titolare di un ricamificio nel Varesotto) ed abitava ad Orselina.

Nella sezione GALLERY altre immagini del processo scattate da Tipress

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  (Tipress)

Tipress

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