Martedì 11 settembre, 17:18
Non si sono fatte attendere le reazioni alla decisione del DFE che ha ordinato la chiusura domenicale di tutti i negozi da ottobre.
Il PPD, che ritiene non convincenti e insoddisfacenti le spiegazioni odierne del DFE, parla di “interventismo goffo e intempestivo” che si traduce nel “peggior servizio che si potesse rendere alla nostra piazza economica, commerciale e turistica” e chiede di “tornare su questa improvvida decisione”. In pratica i popolari democratici sostengono che il dipartimento della Sadis ha voluto incomprensibilmente “percorrere una irresponsabile via della rigidità contro le stesse parti sociali e a scapito del nostro tessuto economico”.
L’MPS ritiene che la concessione delle deroghe domenicali al Centro Ovale di Chiasso sia stato un “tentativo per aprire la strada a una possibile generalizzazione delle aperture domenicali nei centri commerciali utilizzando il grimaldello del Foxtown e il DFE, che “ha messo a segno una vera e propria autorete”, ha successivamente dovuto rimettere in discussione la situazione di tutti i negozi. Per questo Laura Sadis dovrebbe dimettersi “qualora questo suo improvvido atteggiamento dovesse avere delle ripercussioni economiche e sociali di grande portata”.
Per la Lega dei ticinesi il DFE, “ostaggio di sindacati e estrema sinistra che vogliono che il Ticino torni alla pastorizia”, dà precedenza ai cavilli legali a danno del territorio. Per il movimento di Bignasca lo stop alle aperture domenicali, che andrebbero invece estese anche al Centro Ovale di Chiasso, costituisce una decisione “assolutamente scandalosa” e un regalo ai commerci d’oltre confine.
L’unica chiara voce a sostegno di Laura Sadis è giunta dal suo partito che ha chiamato in causa i sindacati, “che oggi attaccano il DFE” ma sono “all’origine della situazione venutasi a creare”. Con le loro denunce alla magistratura e prese di posizione hanno in sostanza obbligato il dipartimento ad adottare l’unica decisione “che si imponeva in uno stato di diritto”. In proposito il PLR auspica una soluzione a livello federale e invita a proseguire l’esame commissionale del progetto di revisione della legge cantonale sui negozi.
Da parte sua Silvio Tarchini, creatore del Foxtown di Mendrisio, ha criticato la decisione caduta a una ventina di giorni dall’annunciata chiusura domenicale e che mette a rischio cinquecento impieghi. Il promotore commerciale spera ancora in una soluzione concordata e ribadisce che il trasferimento dell’outlet ticinese oltre confine costituisce solo l’ultima ratio.