Mercoledì 18 luglio, 12:40
Contro le infiltrazioni della mala-edilizia, i ferraioli ticinesi si sono riuniti oggi a Bellinzona, chiamati a raccolta dal sindacato UNIA per un'assemblea e una manifestazione di protesta, nel pomeriggio, volta a sensibilizzare autorità politiche e opinione pubblica su una situazione che si fa sempre più critica.
L'oggetto della loro rabbia sono quelle aziende, principalmente provenienti dal Nord Italia, che nella fornitura e la posa del ferro (essenziale nell'uso del cemento armato sui cantieri) offrono prestazioni a un prezzo inferiore anche del 30 o 40% a quello praticato dalle quattro ditte locali, perché non rispettano i minimi salariali ma versano paghe fra gli 8 e gli 11 euro l'ora. Ai loro servizi fanno ricorso anche le stesse imprese ticinesi, attraverso i subappalti. Sono ben cinque le aziende non indigene del settore ad aver commesso irregolarità dal 2011 ad oggi.
La categoria dei ferraioli conta circa 220 operai in Ticino, che oggi hanno disertato il posto di lavoro. L'assemblea del mattino ha portato all'adozione di una risoluzione contenente sette misure urgenti di tutela del comparto. Le principali richieste sono quelle di maggiori controlli, di una maggiore responsabilità degli imprenditori e di più attenzione agli aspetti qualitativi. I committenti pubblici in particolare sono invitati a privilegiare il "miglior prezzo e non il minor prezzo". Ad UNIA è stato dato mandato di redigere un "libro nero" dell'edilizia contenente i dati delle imprese "che scientemente eludono contratti e disposizioni legali".
Alla manifestazione odierna ha dato la sua adesione anche l'OCST, che in un comunicato ha ricordato i casi di cronaca riguardo a subappalti a catena, caporalato e arresti sui cantieri, in particolare quello del LAC a Lugano. Tutti sintomi di un fenomeno in espansione.