Martedì 03 luglio, 19:30
Prima la madre dell’omicida. Poi il negoziante che vendette l’ascia con la quale il ragazzo uccise il patrigno. Ora la persona a cui il 17enne, dopo aver compiuto il delitto, si rivolse per sbarazzarsi del cadavere. Quello firmato oggi dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier è il terzo rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su quanto avvenuto, a Daro, esattamente un anno fa. Stavolta però il processo sarà alle Assise Correzionali; e non, come previsto per la donna e il venditore, alle Criminali. Rispetto alla loro la posizione del 29enne kosovaro è infatti meno grave.
Favoreggiamento
Favoreggiamento l’accusa ipotizzata nei suoi confronti. L’uomo, come detto, si mise a disposizione del minorenne, che dopo aver ammazzato il patrigno gli chiese aiuto per disfarsi del corpo. Fu proprio lui, nei giorni successivi, ad avvisare la polizia, che a casa della vittima arrestò il giovane e trovò il cadavere (smembrato). Il 29enne finì a sua volta dietro le sbarre poco più tardi, agli inizi di agosto, assieme al negoziante portoghese (tuttora in detenzione) e a una quarta persona. Venne poi scarcerato alla fine dello stesso mese.
Il processo alla madre e al negoziante
Ora il processo. Prima si terrà comunque quello alla madre del minorenne e al negoziante. Il dibattimento inizierà il 24 luglio, a Bellinzona. La donna dovrà rispondere di ripetuta istigazione all’assassinio (subordinatamente all’omicidio intenzionale). Lui di correità (subordinatamente complicità) in assassinio.
di Francesco Lepori