Mercoledì 30 maggio, 16:32

I 10 anni di libera circolazione

Bilancio positivo ma non per tutti

Il 1° giugno 2002 entrarono in vigore i 7 Accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. Uno di essi introduceva gradualmente la libera circolazione delle persone su tutto il territorio dell’UE e della Svizzera. Ai cittadini svizzeri e degli Stati dell’UE venne in tal modo concesso il diritto di scegliere liberamente il loro luogo di lavoro e di residenza.

Un accordo per certi versi storico poiché ha segnato un nuovo capitolo nei rapporti fra Berna e Bruxelles completato nel 2008 con l’applicazione del trattato di Schengen. Successivamente l'accordo venne allargato ai paesi dell'AELS e ai nuovi stati membri dell'UE.

Misure di accompagnamento

Parallelamente all'introduzione della libera circolazione delle persone, il 1° giugno 2004 entrarono in vigore le prime misure di accompagnamento contro il dumping salariale e sociale. Queste erano intese a difendere i lavoratori contro le pressioni verso il basso sui salari e ad assicurare il rispetto delle condizioni lavorative usuali in Svizzera. Per le organizzazioni sindacali tuttavia le diverse misure sono risultate poco efficaci anche a causa del limitati controlli operati sul terreno.

Mobilità limitata

In seguito alla crisi economica e finanziaria che ha colpito anche la Svizzera il governo elvetico ha tuttavia temporaneamente (per 1 anno) reintrodotto dallo scorso primo maggio i contingenti nei confronti dei cittadini provenienti dai nuovi paesi membri dell'Unione europea. Il provvedimento adottato in nome della clausola di salvaguardia e poco apprezzato da Bruxelles, concerne Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica ceca. I 2 ultimi arrivati nell'UE - Romania e Bulgaria - non beneficiano ancora della libera circolazione.

A 10 anni da quella liberalizzazione il bilancio globale è generalmente considerato come positivo ma con alcune eccezioni per i cantoni di confine che risentono in modo particolare della concorrenza di imprese straniere subappaltatrici.

Per la SECO bilancio positivo

In particolare sulla base di un nuovo rapporto appena pubblicato, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha ribadito che i bassi salari non hanno subito alcuna erosione e che sebbene le imprese abbiano «approfittato notevolmente» della possibilità di reclutare mano d'opera europea, «le conseguenze negative per i lavoratori indigeni restano relativamente contenute». Secondo il rapporto da 10 anni, l'immigrazione netta proveniente dagli Stati dell'UE/AELS è stata di 370'000 persone. In questo lasso di tempo, in Svizzera sono stati creati 500'000 posti di lavoro. Inoltre, il tasso occupazionale degli Svizzeri tra i 25 e i 64 anni è aumentato, salendo dall'82,5% nel 2003 all'84,6% nel 2011, ha precisato la direttrice della SECO, Marie-Gabrielle Ineichen. La Segreteria di Stato ha comunque annunciato la realizzazione di nuovi studi sugli effetti negativi "nascosti" (ribasso degli stipendi e frontalierato) non ancora presi in considerazione.

Le critiche del sindacato

I sindacati hanno dal canto loro denunciato un aumento delle infrazioni in materia di salari (+ 11% nel 2011) così come la crescita dei falsi lavoratori stranieri indipendenti operanti in Svizzera. Nel contempo i controlli sul vasto mercato del lavoro sono numericamente diminuiti facilitando così l’insorgere di abusi. Il parlamento, mercoledì 30 maggio, ha approvato in parte la richiesta di rafforzamento delle misure accompagnatorie ma ha respinto il principio della responsabilità solidale. Un principio reclamato da sindacati e sinistra che voleva che l’azienda primaria che procedesse ad uno o più subappalti, fosse ugualmente responsabile del rispetto delle norme e leggi sul lavoro.

Il giro di vite

Il parlamento ha comunque deciso che d'ora in poi i subappaltatori dovranno firmare un contratto attraverso il quale si impegnano a rispettare le disposizioni legali e le convenzioni collettive di lavoro obbligatorie.

La legge sui lavoratori distaccati è stata rafforzata per lottare contro i falsi indipendenti per cui chi fornisce un servizio avrà 2 giorni a disposizione per presentare i documenti che attestano la sua indipendenza.

Il dispositivo prevede anche che le aziende che hanno sistematicamente sottopagato il proprio personale per arricchirsi rischiano di non più poter operare per un periodo di 5 anni e una multa fino a 40'000 franchi.

Infine le società svizzere che pagano i loro dipendenti meno di quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro potranno essere punite. Finora potevano esser sanzionati solo i datori di lavoro stranieri che inviavano dipendenti in Svizzera.

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