Martedì 10 aprile, 18:20
Gli ospedali svizzeri sono sempre più confrontati con una carenza di medicinali, in particolare quelli per la lotta contro il cancro. Inoltre si riscontrano problemi di qualità con India e Cina che producono i 3/4 dei principi attivi utilizzati nei farmaci generici.
A causa dei margini sempre più ristretti, il ramo farmaceutico deve «piegarsi all'economia di mercato e le imprese producono il minimo necessario», ha spiegato oggi André Pannatier, responsabile del Servizio di farmacia del Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) di Losanna, commentando informazioni apparse sulla Sonntagszeitung e sul Matin Dimanche. Conseguenza: i prodotti si esauriscono, evento «raro in passato ma che diventa sempre più frequente», in crescita dal 2011.
Il CHUV in particolare si è trovato confrontato ad una rottura di stock di Cisplatino, un agente chemioterapico molto utilizzato. Come altri grandi ospedali svizzeri, ha dovuto rifornirsi in Germania in attesa della prossima fornitura. «Il problema riguarda una quindicina di medicinali» ed in particolare nei grandi ospedali che sono i più colpiti, perché lì si trova il maggior numero di farmaci antitumorali.
Agli Ospedali universitari di Ginevra (HUG), attualmente sono una cinquantina i medicamenti in attesa di consegna. «È un problema grave che ci impegna alcune ore ogni giorno», ha indicato Laurence Cingria, responsabile della qualità della farmacia ospedaliera. Differenti preparati sono colpiti dalla penuria, compresi vaccini che «mancano regolarmente». In certi casi, l'ospedale si vede obbligato ad acquistare l'originale, anche se costa più del generico o, in alternativa, a rifornirsi in Germania, paese che offre numerosi farmaci generici. «Ogni prodotto pone problemi differenti», ha spiegato Cingria: alcune volte, i medicamenti sono rimpiazzati da un preparato diverso, magari meno specifico.
Un altro problema riguarda la qualità. Il 75% dei casi di autorizzazioni sospese o ritirate per difetti di qualità riguardano India o Cina, secondo Pannetier. «Le fabbriche cinesi sono 5 volte meno controllate rispetto ai siti europei», ha precisato, inoltre, «questi 2 paesi producono fra il 70% e l'80% dei principi attivi generici». Pannetier non è molto ottimista per il futuro: «serve una presa di coscienza da parte delle autorità politiche» in modo da fare pressione sui paesi produttori. La conseguenza sarebbe un probabile aumento dei prezzi: «se si aumentano le esigenze, aumentano anche i costi», ha concluso lo specialista.