Giovedì 02 settembre, 13:03

Negoziati di pace al via

A Washington si apre il vertice tra palestinesi e israeliani; nuovo attentato in Cisgiordania, due feriti

Da più parti i negoziati di pace diretti tra israeliani e palestinesi, vengono visti come un’opportunità unica e irripetibile.

Al Dipartimento di Stato, sotto l'egida del segretario statunitense Hillary Clinton, si apre formalmente oggi il tavolo negoziale sul processo di pace in Medio Oriente.
''Stiamo facendo progressi, possiamo farcela in un anno'', ha dichiarato ieri il presidente americano Barack Obama incontrando il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. I colloqui inizieranno alle 10 ora locale, le 16 in Svizzera.

Nuovo attentato in Israele

Intanto, il braccio armato del movimento islamista palestinese Hamas ha rivendicato l'attacco anti-israeliano messo a segno ieri sera in Cisgiordania, il secondo nella zona in sole 24 ore. Nell'imboscata, portata nei pressi dell'insediamento di Rimonim, sono rimasti feriti un uomo e una donna di circa 30 anni, marito e moglie. In un precedente attacco, sempre rivendicato dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, sono morte quattro persone a Hebron.

“Vogliamo una pace duratura”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un discorso alla Casa Bianca, ha detto di essere giunto a Washington per cercare una pace durevole, “che duri per generazioni, che metta fine al conflitto una volta per tutte''. Rivolgendosi al presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha dichiarato, ''dobbiamo imparare a vivere insieme; sono qui per trovare soluzioni a problemi molto difficili''.

E' quindi sulla persona di Benyamin Netanyahu che convergono gli sforzi per arrivare a una soluzione al conflitto. Ma c'è scetticismo, quanto alla reale volontà del premier di operare le necessarie concessioni. Molti ricordano che, negli anni '90, Netanyahu contribuì ad affossare il primo serio tentativo di pace: gli accordi di Oslo che prevedevano il ritiro israeliano da Gaza e parte della Cisgiordania che furono firmati a Washington nel 1993.

E un’altra delle questioni chiave che il negoziato tra israeliani e palestinesi dovrebbe sciogliere riguarda le colonie ebraiche in Cisgiordania. E anche in questo caso le posizioni sono lontane considerato che Israele non vuole rinnovare la moratoria in scadenza a fine settembre sulla costruzione di nuovi edifici nei territori occupati. Dal canto loro, i palestinesi chiedono che la moratoria venga rinnovata ed estesa anche a Gerusalemme.

“Congelare gli insediamenti”

Dal canto suo, Mahmoud Abbas ha sollecitato Netanyahu a mantenere il congelamento di nuovi insediamenti nei territori occupati. Rivolgendosi al suo popolo, invece, il presidente dell’ANP ha esortato i palestinesi a “mettere fine allo spargimento di sangue”, che nelle ultime ore ha portato alla morte di quattro coloni israeliani e al ferimento di altri due in Cisgiordania.

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