Giovedì 18 marzo, 11:42
Per il ministro degli Esteri Moussa Koussa la Svizzera non vuole una soluzione della vertenza
La Svizzera non sta prendendo seriamente la crisi legata alla vicenda Gheddafi, secondo quanto ha detto in un'intervista rilasciata a La Liberté il ministro degli Esteri libico Moussa Koussa, che accusa in particolare Micheline Calmy-Rey di rifiutare ogni possibile soluzione del caso.
Il governo svizzero non ha nessuna intenzione di trovare una via d'uscita alla crisi, circostanza che spiega il deterioramento dei rapporti tra i due paesi, ha dichiarato il capo della diplomazia che motiva la sua tesi con la presunta opposizione elvetica a un tribunale arbitrale su il fermo a Ginevra di Hannibal Gheddafi.
La creazione di un tale organo composto di tre giudici internazionale era prevista nell'accordo firmato il 20 agosto dall'allora presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz che è stato però sospeso in seguito al sequestro dei di Hamdani e Göldi.
Moussa Koussa si lamenta inoltre dell'impossibilità di avere colloqui ai più alti livelli con rappresentanti svizzeri, in particolare con la presidente Doris Leuthard. "Cosa ha la Svizzera da nascondere? Perché il parlamento svizzero non indaga sull'operato del governo", sostiene il ministro secondo cui Berna mira a prendere tempo e torna a citare la famosa lista Schengen che impedisce ai dignitari libici di recarsi in Europa.
Il politico, considerato vicino alla famiglia Gheddafi, ha inoltre escluso la grazia per Max Göldi, che "è stato giudicato e deve espiare una pena detentiva di 4 mesi".
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