Martedì 16 marzo, 17:02
Pressioni USA su Tel Aviv per rilanciare il processo di pace
Sulla spinosa situazione venutasi a creare con le ultime scelte operate da Benjamin Netanyahu l'amministrazione Obama mette le carte in tavola.
Per rilanciare il processo di pace nel Vicino Oriente, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha posto tre condizioni ad Israele. Secondo il Washington Post, che lo scrive oggi citando fonti ufficiali Usa, le condizioni sono: una marcia indietro sui nuovi insediamenti a Gerusalemme est annnunciati - provocando una crisi con Washington - quando il vicepresidente Joe Biden era in visita ufficiale in Israele, un gesto significativo e sostanziale nei confronti dei palestinesi e una dichiarazione pubblica che accetti l'inclusione nei negoziati di tutte le questioni centrali, tra cui lo statuto di Gerusalemme.
Il quotidiano scrive che una risposta del governo israeliano è attesa per oggi. Le tre condizioni di Obama, di cui le autorità Usa non parlano ufficialmente, erano state illustrate venerdì dalla segretaria di stato Usa Hillary Clinton al premier israeliano Benyamin Netanyahu in una burrascosa telefonata di circa tre quarti d'ora.
Ieri, il primo ministro israeliano aveva pubblicamente affermato che «Le costruzioni a Gerusalemme, come in ogni altro luogo (di Israele), continueranno, secondo quella che è stata la consuetudine di tutti i governi negli ultimi 42 anni», ha tagliato corto il premier.
Polemiche verso l'atteggiamento del governo Netanyahu non sono mancate sulla stessa stampa israeliana che ha dato spazio ad analisi inquiete sui rapporti con gli Usa, il cui sostegno economico, diplomatico e militare - si osserva - resta vitale per lo Stato ebraico: a maggior ragione di fronte alla temuta sfida nucleare iraniana.
Sabato 11 febbraio, 16:49
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