Mercoledì 10 marzo, 08:52

Gli USA si scusano con Gheddafi

L’ironia del Dipartimento di Stato sulla «guerra santa» alla Svizzera non era piaciuta a Tripoli

Gli Stati Uniti si sono scusati con la Libia per l'ironia usata qualche giorno fa dal portavoce del dipartimento di stato sulla «guerra santa» (jihad) lanciata dal leader libico Muammar Gheddafi contro la Svizzera. È stato il responsabile del controverso commento, il portavoce P.J.Crowley, a scusarsi per la frase incauta a suo tempo pronunciata e ad annunciare l'invio di un emissario americano a Tripoli per chiarire l'incidente.

«So che i miei commenti personali sono stati percepiti come un attacco personale contro il presidente libico - ha detto oggi il portavoce. Questi commenti non rispecchiano la politica degli Stati Uniti e non intendevano offendere nessuno. Mi scuso se hanno provocato questa impressione».

L'incidente era nato poche settimane fa quando, durante il briefing quotidiano del dipartimento di Stato, un giornalista aveva chiesto a Crowley di commentare l'appello di Gheddafi ad una «guerra santa» contro la Svizzera. Il portavoce aveva risposto con una fragorosa risata e un riferimento ironico a un interminabile discorso pronunciato da Gheddafi alle Nazioni Unite: «Ricordo ancora quel giorno dello scorso settembre destinato a diventare una delle sessioni più memorabili dell'Assemblea Generale dell'ONU - aveva replicato Crowley. Tante parole quel giorno, fogli lanciati un po' dappertutto e non necessariamente molto buon senso».

Il commento del portavoce del dipartimento di Stato aveva provocato la immediata reazione di Tripoli che aveva chiesto le scuse degli Stati Uniti e minacciato ripercussioni nei rapporti d'affari tra la Libia e le compagnie petrolifere americane che operano nel paese come la Exxon Mobil, ConocoPhillips, Occidental e Marathon. Inoltre da Tripoli era giunta la precisazione che Gheddafi non aveva chiesto la «guerra santa» contro la Svizzera ma più semplicemente un 'boicottaggio economico'.

Nei giorni scorsi il portavoce Crowley aveva tentato di disinnescare la polemica ammettendo di avere commesso un errore e di avere dato una risposta affrettata alla domanda. Ma la Libia aveva chiesto scuse più formali da parte americana.

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